Poi si è traghettati

Poi si è traghettati
In questo mare del nulla
Dove anche il respiro
È silenzio
Dove la visione non conta
E dispari
Uguale a pari
E le foglie secche
Schioccano lievi
Senza rumore
Dove non si distingue
Libertà da prigione

E tutto si fa uguale

Natale

Ricordi di cornamuse
Odori delle case dei nonni
Gusci di ostriche sul mare
Stampi di Otelli sulla sabbia
Vortici di visi
Di bimbi abbandonati
Di bimbi amati!
Di chi è il Natale
Se non degli abeti
Con i luccichini
Se non dei folletti dei boschi
Se non dei sogni rimossi?

Mi piaci Babbo Natale
Quando plani
Delicato
Accanto
Alla mia anima!

Innominata.

Sola

ti voglio incontrare
in una goccia
d’orizzonte,

al par
della mia vita

evanescente
e ferma.

Sola

ti voglio portare
per i miei sentieri,

al par
della mia vita

tortuosi
ed erti.

Sola

ti voglio bramare
in uno stillicidio
di passione,

infuocato deserto

al par
della mia vita.

Evasione.

Fuggi pure
sulle tue ali di cera,
sul tuo suicidio mancato.

Non pensare di stupire,
l’unico pubblico
sei tu,
o ti ascolti
o vaneggi.

“Si la follia
si la follia,
perché no
cosa mi resta?”.

Resti tu
o stronzo,
o vuoi stare
per ore, per anni,
ad osservare una mosca
che si pulisce le ali,

chiuso nella cella
della tua anima?

Evadi con la chiave
che hai fatto finta
di dimenticare!

Ma come puoi
o stronzo,
dimenticare?

Imbrattati
piuttosto di merda
rotola sul vomito
dormi all’addiaccio,

ma scaccia la mosca
e prendi la tua chiave!

Cespugli.

Vago
per i cespugli
del mondo.

Dietro loro
mi nascondo
tremante

o
li costeggio
impettito.